Un percorso parrocchiale
Fin dal Battesimo il piccolo entra a far parte
della comunità anche se non in modo pienamente consapevole. Diventa quindi,
nella fede, un soggetto attivo. La parrocchia ha la responsabilità di rendere
evidente a tutti ciò che è nascosto nel Sacramento, che agisce sempre in modo
efficace. La predilezione che Gesù aveva per i bambini è un invito a scelte
coraggiose perché i piccoli, ben prima di frequentare la catechesi, abbiano il
loro posto nella parrocchia e possano esprimersi da bambini in mezzo alla comunità.
I genitori hanno scelto per loro il Battesimo,
spesso con scarsa consapevolezza del suo significato esplicito. Se non
frequentano regolarmente la comunità domenicale, come avviene per la
maggioranza, la preparazione immediata alla celebrazione battesimale ha forse
potuto fornire qualche idea e nozione ma poca esperienza concreta del Signore
Risorto, Presente nella comunità in preghiera. Con ogni probabilità sono stati
orientati alla scelta del Battesimo non solo da motivazioni di religione civile
ma anche da ragioni, in gran parte inconsapevoli, legate a un evento grande e
misterioso come la nascita di un figlio. Diventare madri e padri è una delle
esperienze umane nelle quali più si addensano le tracce della trascendenza. Ora
che ha pochi mesi o pochi anni, è diventato ancor più evidente che il figlio è
per i genitori ragione dell’esistenza, motivo inestimabile di gioia e speranza.
Il tempo del dopo Battesimo è, quindi, un momento particolare di Grazia, davvero
opportuno per scoprire in concreto come la scelta di legare il figlio alla
storia di Gesù mediante il Battesimo è stata la decisione giusta per dare
espressione (parole e riti) al mistero della vita che hanno generato.
La comunità cristiana possiede quei gesti e
quelle parole e li può trarre fuori dal tesoro della sua tradizione. L’incontro
con i nuovi genitori può quindi rivelarsi un’intensa esperienza generativa sia
per le famiglie che per la comunità. Può costituire anche un elemento rilevante
per il rinnovamento reale del modello della catechesi parrocchiale e della
figura delle comunità cristiane.
Questa pastorale, infatti, totalmente slegata
dalla domanda sacramentale, si può realizzare solo come pastorale del dialogo e
della relazione, tempo e luogo privilegiato per l’annuncio. La comunità
cristiana, in questo incontro, sopraggiunge dove non arrivano i genitori.
Realizza, in modi originali e carichi di emozione, la stupenda intuizione di S.
Agostino: “La madre Chiesa concede i piedi degli altri perché vadano, il cuore
di altri perché credano, la lingua di altri perché facciano la professione di
fede“[1].
La fede della Chiesa precede ed è posta a fondamento della fede, anche incerta e
confusa (ma non ostile) dei genitori.
La comunità tutta, quindi, è interpellata ad
essere l’anima di questa catechesi, che riconosce e accompagna il ruolo
essenziale dei genitori.
Per realizzare una vera catechesi 0-6 anni sono
quindi indispensabili alcune scelte: (1) che tutta la comunità parrocchiale sia
informata e motivata; (2) che si costituisca un’equipe che, dopo un periodo di
formazione, sia consapevole di esercitare
un vero ministero missionario e ne riceva il mandato; (3) che si
organizzi una vera alleanza educativa con i genitori; (4) che si preveda il
contributo esperto di altre figure dotate di competenze specifiche, in campo
psicologico o educativo.
L’obiettivo verso cui tendere è duplice:
l’accompagnamento delle famiglie nell’educazione e nelle prime esperienze
religiose, e l’invito a piccole ritualità religiose comunitarie.
Offrire agli adulti un accompagnamento educativo
può essere una buona opportunità per realizzare una feconda condivisione di
preoccupazioni e di interessi educativi.
È anche un modo concreto di realizzare l’indicazione del convegno
ecclesiale di Verona: la responsabilità per il “dislocamento del vangelo e
dell’evangelizzazione nella loro dimensione secolare”.
L’equipe della catechesi ha ben presenti le
condizioni dei giovani genitori: i limiti del loro tempo e il loro bisogno di
ottimizzarlo. La gestione dei tempi e degli incontri non deve mai dare
l’impressione che si “perda tempo”.
Il catechismo CEI “Lasciate che i bambini vengano
a me” costituisce il testo base per la formazione dei catechisti che sono i
coordinatori dei gruppi e offre gli spunti che introducono e approfondiscono le
diverse tappe di questa catechesi.
La parrocchia si presenta alle sue giovani
famiglie sia come un’istituzione “debole”, sia come un’esperienza “forte”.
Debole perché offre una figura di Chiesa accogliente, comprensiva e non
esigente: si mette al servizio e non impone nulla; intende offrirsi come umile
spazio di vita cristiana. Forte perché si sbilancia sul lato del mondo, si
pronuncia sui temi dell’educazione e
della cultura, si responsabilizza per il futuro delle nuove generazioni.
Deboli e forti sono anche i linguaggi
catechistici utilizzati. La Bibbia è presentata come il racconto attuale di una
storia antica, non come un libro che vuole spiegare o convincere. Agli adulti il
Vangelo è raccontato come una storia che incrocia le vicende quotidiane.
Il linguaggio narrativo e autobiografico
della fede, l’annuncio essenziale e missionario della fede, alludono ma non
costringono. Il linguaggio dei sensi, del corpo, della poesia, sono linguaggi
simbolici familiari alla fede. Alle
domande dei bambini non si risponde ancora con la dottrina ma con immagini,
storie e riti. Il linguaggio
“apologetico”, è un modo impegnativo
di presentare un’antropologia cristiana aperta alla speranza, possibile e
immaginabile.
Una parte consistente del percorso catechistico
consiste in piccole ritualità celebrate sia in famiglia, chiesa domestica, che
nella chiesa parrocchiale dove tutti sono invitati. Si valorizza così la
partecipazione della comunità credente, la quale, mentre genera i suoi figli,
viene essa stessa rigenerata alla fede. Il linguaggio simbolico della fede, in
particolare della liturgia, è il modo più adeguato per fare esperienza della
fede cristiana, con il senso della meraviglia, della sorpresa e dello stupore
che è capace di suscitare.
Gli incontri con i genitori sono organizzati
secondo la metodologia dell’“apprendimento cooperativo”:
-
L'accoglienza. Catechiste e Catechisti accolgono i genitori creando un clima di
partecipazione e di facilitazione degli scambi.
-
L’introduzione alla tematica. Un conduttore esperto, mediante linguaggi incisivi
e di facile comunicazione, introduce il tema e coinvolge l’assemblea in un
lavoro di attivo e partecipato.
- Il lavoro di gruppo. Si propone ai genitori un
lavoro attivo e di condivisione a livello di piccolo gruppo coordinato dal
catechista.
- La conclusione raccoglie le sollecitazioni
dell’incontro e lo riporta alle specifiche tematiche catechistiche. Ai genitori
si offrono indicazioni concrete come sintesi della serata e si propone un’azione
(pratiche educative, ritualità familiari, momenti religiosi…) da realizzare in
famiglia, come verifica di quanto discusso e appreso negli incontri.
Quattro
Incontri mensili (durata di 2 ore,
domenica pomeriggio o serate con baby-sitting dei figli)
Tema: Lo sviluppo del senso religioso e della
coscienza morale nel bambino
Gli elementi essenziali dell’esperienza religiosa ed
etica nascono nell’infanzia[2].
(Novembre) Titolo:
L’attaccamento materno e paterno
Possibili sottotitoli: L’invisibile e rassicurante Presenza di Dio –
Educare all’esperienza del bello.
Le ritualità familiari proposte: I riti della buona notte – i riti della fiducia –
Contenuti catechistici: “Lasciate che i bambini vengano a me” Il magistero
dei genitori p. 47-53
(Febbraio) Titolo:
Lo stupore e il senso della meraviglia
dei bambini
Possibili sottotitoli:
Dio come Amore - Educare all’esperienza del
buono.
Le ritualità familiari proposte: Le ritualità dell’affetto - la magia
dell’infanzia.
Contenuti catechistici:
I primi racconti della Bibbia p. 68-85
(Marzo) Titolo:
La voglia di fare domande
Possibili sottotitoli:
L’ascolto
- L’esperienza del vero.
Le ritualità familiari proposte: le ritualità della conversazione -
i riti delle ragioni dei bambini
Contenuti catechistici: La prima conoscenza di Gesù. p. 87-113
(Maggio) Titolo:
Il bisogno di essere approvato
Possibili sottotitoli:
La “vita
interiore” - Educare all’esperienza del giusto.
Le ritualità familiari proposte: I riti che confermano i legami - le ritualità del
rispetto - I riti della lealtà
Contenuti catechistici: Le regole di Dio p. 117-139
Tre
celebrazioni in chiesa con le famiglie
(bambini, i genitori, nonni, padrini e madrine. È invitata tutta la comunità)
La parola di Dio è presentata come piccola scena
mimata da bambine e bambini di 2° elementare. Ogni celebrazione comporta piccole
ritualità affidate anche ai bimbi, dai 2 anni in avanti.
- Il pomeriggio della solennità dell’Immacolata
Il ricordo del Battesimo e l’affidamento a Maria
Maria, piena di Grazia, aiuta i cristiani a
rivivere il dono del Battesimo
Piccola ritualità:
benedizione
con l’acqua del fonte battesimale
Partecipazione dei bimbi: dire forte il proprio nome
Riferimenti catechistici:
rinascere dall’acqua e dallo Spirito Santo,
trovare nella loro casa la Chiesa e nella chiesa la loro casa. (parte prima p.
46)
Rinascere dall’acqua e dallo Spirito p. 32
- Il
pomeriggio della solennità dell’Epifania
I bambini di tutto il mondo, a casa nostra
Piccola ritualità:
bimbi di
nazionalità diverse portano i propri giochi.
Partecipazione dei bimbi: offerta di un gioco da regalare a comunità di
bambini e famiglie bisognose.
Riferimenti catechistici:
Le parole
che annunciano Gesù p. 64 ss.
- Il
pomeriggio della domenica in albis
“che gioia mi hai dato!” Festa di Pasqua, festa
della vita
Piccola ritualità:
Imparare a
fare pace
Partecipazione dei bimbi: un canto per bimbi imparato e cantato in coro
Riferimenti catechistici:
La
benedizione dei figli, la benedizione della mensa p. 156-157
La preghiera in casa: p. 140-172
[2] Le tematiche per gli anni successive sono tratte e
illustrate dai miei due volumi: Padre e
madri insieme e Una speranza per i
genitori