Parrocchia di Santa Maria Maggiore - Poirino
Tutta la comunità
è invitata alla celebrazione
Introduzione alla settimana sante
Quaresima
,
nella chiesa di
Tutte
alle ore
Programma della celebrazione:
SETTIMANA SANTA
Nella Settimana santa la Chiesa celebra i misteri della salvezza portati a compimento da Cristo negli ultimi giorni della sua vita, a cominciare dal suo ingresso messianico in Gerusalemme. Il tempo quaresimale continua fino al Giovedì santo. Dalla Messa vespertina “nella Cena del Signore" inizia il Triduo pasquale, che continua il Venerdì santo “nella Passione del Signore”e il Sabato santo, ha il suo centro nella Veglia pasquale e termina ai Vespri della domenica di Risurrezione.
«Le ferie della Settimana santa, dal lunedì al giovedì incluso, hanno la precedenza su tutte le altre celebrazioni».
E’ opportuno che in questi giorni non si celebri né il Battesimo né la Cresima. (cfr. Congregazione per il Culto divino, Lettera circolare sulla preparazione e celebrazione delle feste pasquali, 27).
A. DOMENICHE DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE
La domenica delle Palme «della Passione del Signore» unisce insieme il trionfo regale di Cristo e l'annunzio della Passione. Nella celebrazione e nella catechesi di questo giorno venga messo in luce l'uno e l'altro aspetto del mistero pasquale.
Fin dall'antichità si commemora l'ingresso del Signore in Gerusalemme con la solenne processione, con cui i cristiani celebrano questo evento, imitando le acclamazioni e i gesti dei fanciulli ebrei, andati incontro al Signore al canto dell'«Osanna». La processione sia una soltanto e fatta sempre prima della Messa con maggiore concorso di popolo, anche nelle ore vespertine, sia del sabato che della domenica. Per compierla si raccolgano i fedeli in qualche chiesa minore o in altro luogo adatto fuori della chiesa verso la quale la processione è diretta. I fedeli partecipano a questa processione portando rami di palma o di altri alberi. Il sacerdote e i ministri precedono il popolo portando anch'essi le palme. La benedizione delle palme o dei rami si fa per portarli in processione. Conservate nelle case, le palme richiamano alla mente dei fedeli la vittoria di Cristo celebrata con la stessa processione.
I pastori si adoperino affinché questa processione in onore di Cristo Re sia preparata e celebrata in modo fruttuoso per la vita spirituale dei fedeli (cfr. Congregazione per il Culto divino, Lettera circolare sulla preparazione e celebrazione delle feste pasquali, 27-29). La memoria dell'ingresso del Signore, oltre che con la processione, si può attuare nella forma dell'ingresso solenne all'interno della chiesa prima della Messa principale o dell'ingresso semplice prima delle altre Messe (cfr. Messale Romano, pp. 120-121).
La storia della Passione riveste particolare solennità. Si provveda affinché sia cantata o letta secondo il modo tradizionale, cioè da tre persone che rivestono la parte di Cristo, dello storico e del popolo.
Il “Passio” viene cantato o letto dai diaconi o dai sacerdoti o, in loro mancanza, dai lettori, nel qual caso la parte di Cristo deve essere riservata al sacerdote.
La proclamazione della Passione si fa senza candelieri, senza incenso, senza il saluto al popolo e senza segnare il libro; solo i diaconi domandano la benedizione del sacerdote, come le altre volte prima del Vangelo.
Per il bene spirituale dei fedeli è opportuno che la storia della Passione sia letta integralmente e non vengano omesse le letture che la precedono. (cfr. Congregazione per il Culto divino, Lettera circolare sulla preparazione e celebrazione delle feste pasquali, 33)
CELEBRAZIONE PENITENZIALE AL TERMINE DELLA QUARESIMA
E' opportuno che nei prossimi giorni il tempo quaresimale venga concluso, sia per i singoli fedeli che per tutta la comunità cristiana, con la celebrazione penitenziale per prepararsi a una più intensa partecipazione del mistero pasquale. Questa celebrazione si faccia prima del Triduo pasquale e non deve precedere immediatamente la Messa vespertina nella Cena del Signore.
Per la sussidiazione cfr. Rito della penitenza, Appendice II, 117-125.
Nota: in tutte le Messe di oggi si diano i seguenti avvertimenti:
1. Il sacro "digiuno pasquale" vige con l'obbligo dell'astinenza e del digiuno il venerdì santo. E' bene che il digiuno, se è possibile, sia protratto anche al sabato santo fino alla Veglia pasquale.
2. Si invitino i fedeli a celebrare il sacramento della riconciliazione durante la prossima settimana, in modo da non affollarsi la sera del sabato santo o la mattina di Pasqua, né durante le celebrazioni del triduo pasquale.
3. Si rendano noti gli orari delle celebrazioni della Settimana santa.
4. Si parli anche della Messa crismale che si celebrerà in Cattedrale al mattino del giovedì della Settimana santa (o in altro giorno della stessa Settimana, secondo le disposizioni diocesane), spiegandone il significato e invitando chi può a parteciparvi, anche dalle Parrocchie lontane dal centro della diocesi.
INDICAZIONI
1. In questi giorni - preparazione immediata alla celebrazione del Triduo pasquale - la prima lettura riporta regolarmente e nell'ordine i primi tre carmi del "Servo sofferente" dal libro del profeta Isaia (il quarto carme sarà proclamato nella liturgia del venerdì santo). La Chiesa vuole prepararci a cogliere nella passione del Signore la realizzazione delle profezie messianiche.
2. Pastoralmente questi sono i giorni più adatti per le Celebrazioni penitenziali (cf. Rito della Penitenza, nn. 36-37 e appendice II) in preparazione alla Pasqua.
GIOVEDÌ DELLA SETTIMANA SANTA
La Messa propria che si celebra al mattino è la Messa del Crisma presieduta dal Vescovo diocesano. Essa è sempre concelebrata.
La benedizione dell'olio degli infermi, dell'olio dei catecumeni e del crisma si può anticipare ad altro giorno se notevoli difficoltà si presentassero, ma sempre in prossimità della Pasqua e con il formulario della Messa propria.
La Messa crismale è epifania della Chiesa, corpo di Cristo organicamente strutturato che nei vari ministeri e carismi esprime, per la grazia dello Spirito, i doni nuziali di Cristo alla sua sposa pellegrina nel mondo.
La nuova fisionomia attribuita dalla riforma post-conciliare alla Messa crismale rende ancor più evidente il clima di una vera festa del sacerdozio ministeriale all'interno di tutto il popolo sacerdotale e orienta l'attenzione verso il Cristo, il cui nome significa «consacrato per mezzo dell'unzione».
Dal senso cristologico dell'unzione crismale, deriva il principio costitutivo della consacrazione dei fedeli e conseguentemente il nome di «cristiani». L'unzione di Spirito Santo, ricevuta da Gesù nell'incarnazione e nella teofania sul Giordano, è partecipata a tutti i membri della Chiesa per mezzo del Battesimo e della Cresima.
All'unzione spirituale del Cristo sacerdote, re e profeta, si richiama anche la solenne epiclesi del rito che consacra a titolo speciale il vescovo, i presbiteri e i diaconi a servizio del popolo sacerdotale, dal quale essi sono assunti e per il quale sono costituiti ministri.
I testi della Messa crismale si aprono emblematicamente con l'acclamazione a Cristo «che ha fatto di noi un regno e ci ha costituito sacerdoti per Dio, suo Padre», e sviluppano con ampiezza, soprattutto nel Prefazio, il tema del sacerdozio comune e quello del sacerdozio ministeriale.
Il rito della benedizione degli oli, inserito nella celebrazione eucaristica, sottolinea pure il mistero della Chiesa come sacramento globale del Cristo, che santifica ogni realtà e situazione di vita (CEI, Benedizione degli oli e dedicazione della chiesa e dell'altare. Premesse, p. 10).
Come didascalia prima del saluto e della benedizione finale della celebrazione della Messa crismale, si può scegliere o adattare la formula usata dal Papa in San Pietro per la consegna degli oli e rivolta ai Vescovi e presbiteri presenti:
Fratelli carissimi,
da Cristo maestro, sacerdote e pastore, siamo stati chiamati all'ordine del presbiterato. In questa celebrazione eucaristica abbiamo voluto rinnovare il nostro impegno a vivere in maniera sempre più degna la vocazione ricevuta. Abbiamo inoltre benedetto il crisma e l'olio dei catecumeni e degli infermi, per sottolineare il mistero della Chiesa come sacramento di Cristo, che santifica ogni realtà e situazione di vita. A voi, vescovi e sacerdoti, sono ora affidati perché, attraverso il vostro ministero, la grazia divina fluisca nelle anime, apportatrice di forza e di vita.
Rispettate, venerate e conservate con cura particolare questi oli, segni della grazia di Dio; le persone, i luoghi e le cose che saranno da essi segnati possano risplendere della stessa santità di Dio che, per un dono mirabile del suo amore, ha voluto che nei segni sacramentali si rinnovassero misticamente gli eventi della storia della salvezza.
Accoglienza degli oli santi
1. Nella Messa vespertina parrocchiale della Cena del Signore, gli oli santi, benedetti in cattedrale, saranno accolti dalle comunità come un dono che esprime la comunione nell'unica fede e nell'unico Spirito, e conservati in una particolare custodia adatta e degna con la scritta «Oli santi» o altra simile.
2. Alla Messa nella Cena del Signore, o in un altro giorno se la benedizione degli oli non si fa il giovedì santo, il presbitero o i ministri portano le ampolle degli oli benedetti durante la processione d'ingresso. Giunti all'Altare le depongono sulla mensa e vengono eventualmente incensate insieme all'Altare stesso. Quindi il presbitero dopo il saluto, prima di introdurre la liturgia del giorno, dice alcune brevi parole sull'avvenuta benedizione degli oli e sul suo significato e poi depone le ampolle nel luogo adatto loro riservato. La Messa prosegue come al solito.
(CEI, Benedizione degli Oli e Dedicazione della chiesa e dell'altare, Premesse, p. 11 e p. 26).
Il Triduo Pasquale
«Il Triduo della Passione e della Risurrezione del Signore risplende al vertice dell'anno liturgico, poiché l'opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio è stata compiuta da Cristo specialmente per mezzo dei mistero pasquale, col quale, morendo, ha distrutto la nostra morte, e risorgendo, ci ha ridonato la vita. La preminenza di cui gode la domenica nella settimana, la gode la Pasqua nell'anno liturgico» (Ordinamento dell'Anno liturgico e del Calendario, 18).
Il Lezionario del Triduo Sacro
A. TRIDUO PASQUALE
Il Giovedì santo, alla Messa vespertina, il ricordo della Cena, che precedette la Passione, fa scorgere in una luce tutta particolare sia l'esempio di Cristo che lava i piedi dei discepoli, sia le parole di Paolo sull'istituzione della Pasqua cristiana nell'Eucaristia.
L'azione liturgica del Venerdì santo raggiunge il suo culmine nel racconto della Passione secondo Giovanni; il Cristo, annunziato nel libro di Isaia come Servo del Signore, è diventato di fatto l'unico sacerdote con l'offerta di se stesso al Padre.
Per la Veglia pasquale nella notte santa sono proposte sette letture dell'Antico Testamento che rievocano i fatti mirabili compiuti da Dio nella storia della salvezza e due del Nuovo e cioè l'annunzio della risurrezione secondo il Vangelo di Marco e la lettura dell'Apostolo sul Battesimo cristiano come sacramento della risurrezione.
«La lettura del Vangelo per la Messa nel giorno di Pasqua è tratta da Giovanni e fa riferimento al sepolcro vuoto. Si può però leggere come facoltativo anche il testo del Vangelo di Marco proposto per la notte santa, oppure, nella Messa vespertina, il racconto di Luca sull'apparizione ai discepoli in cammino verso Emmaus. La prima lettura è tratta dagli Atti degli Apostoli, che nel tempo pasquale sostituiscono la lettura dell'Antico Testamento.
La seconda lettura, quella dell'Apostolo, si sofferma sul mistero pasquale, così come deve essere vissuto nella Chiesa» (Ordinamento delle letture della Messa, 99).
Avvertenze
Al Venerdì «in Passione Domini» e al Sabato santo, prima delle Lodi mattutine si faccia, per quanto è possibile, la celebrazione in modo pubblico e con il popolo, dell'Ufficio delle letture.
Coloro che partecipano alla Veglia pasquale omettono compieta. Gli altri la celebrano con il formulario della domenica: schema dopo i secondi Vespri.
La Veglia pasquale tiene il posto dell'Ufficio delle letture; coloro che non intervengono alla solenne Veglia pasquale, recitino di essa almeno quattro letture con i canti e le orazioni. È bene scegliere le letture dell'Esodo, di Ezechiele, dell'Apostolo e del Vangelo.
Seguono l'inno Te Deum e l'orazione del giorno.
Le Lodi della domenica di Risurrezione sono celebrate da tutti. Conviene che i Vespri siano celebrati nel modo più solenne, per festeggiare il tramonto di un giorno così sacro e per commemorare le apparizioni nelle quali il Signore si mostrò ai suoi discepoli.
Là dove è ancora in vigore, si conservi con la massima diligenza la tradizione particolare di celebrare, nel giorno di Pasqua, i Vespri battesimali, durante i quali, mentre si cantano i salmi, si fa la processione al fonte (cfr. Ordinamento della liturgia delle Ore, 208-213).
E molto conveniente che le piccole comunità religiose e altre comunità laicali prendano parte alle celebrazioni del Triduo pasquale nelle chiese maggiori.
Dove più parrocchie piccole sono affidate a un solo presbitero è opportuno che, per quanto possibile, i loro fedeli si riuniscano nella chiesa principale per le celebrazioni (cfr. Congregazione per il culto divino, Lettera circolare sulla preparazione e celebrazione delle feste pasquali, 43).
GIOVEDÌ SANTO
LA MESSA VESPERTINA NELLA CENA DEL SIGNORE
AVVERTENZE GENERALI
1. «Con la Messa celebrata nelle ore vespertine del Giovedì santo, la Chiesa dà inizio al Triduo pasquale ed ha cura di far memoria di quest'ultima Cena in cui il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, amando sino alla fine i suoi che erano nel mondo, offrì a Dio Padre il suo Corpo e Sangue sotto le specie del pane e del vino e li diede agli Apostoli in nutrimento e comandò loro e ai loro successori nel sacerdozio di farne l'offerta».
2. Tutta l'attenzione dell'anima deve rivolgersi ai misteri che in questa Messa soprattutto vengono ricordati: cioè l'istituzione dell'Eucaristia, l'istituzione dell'Ordine sacerdotale e il comando del Signore sulla carità fraterna: tutto ciò venga spiegato nella omelia.
3. La Messa della Cena del Signore si celebra nelle ore vespertine, nel tempo più opportuno per una piena partecipazione di tutta la comunità locale. Tutti i presbiteri possono concelebrarla, anche se hanno già concelebrato in questo giorno la Messa del crisma, oppure se sono tenuti a celebrare un'altra Messa per il bene dei fedeli.
4. Nei luoghi in cui sia richiesto da motivi pastorali, l'Ordinario del luogo può concedere la celebrazione di un'altra Messa nelle chiese o oratori, nelle ore vespertine e, nel caso di vera necessità, anche al mattino, ma soltanto per i fedeli che non possono in alcuno modo prendere parte alla messa vespertina. Si eviti tuttavia che queste celebrazioni si facciano in favore di persone private o di piccoli gruppi particolari e che non costituiscano un ostacolo per la Messa principale. Secondo un'antichissima tradizione della Chiesa, in questo giorno sono vietate tutte le Messe senza il popolo.
5. Prima della celebrazione il tabernacolo deve essere vuoto. Le ostie per la comunione dei fedeli vengano consacrate nella stessa celebrazione della Messa. Si consacri in questa Messa pane in quantità sufficiente per oggi e per il giorno seguente.
6. Si riservi una cappella per la custodia dei Santissimo Sacramento e si orni in modo conveniente, perché possa facilitare l'orazione e la meditazione: si raccomanda il rispetto di quella sobrietà che conviene alla Liturgia di questi giorni, evitando o rimuovendo ogni abuso contrario. Se il tabernacolo è collocato in una cappella separata dalla navata centrale, conviene che in essa venga allestito il luogo per la reposizione e l'adorazione.
7. Durante il canto dell'inno «Gloria a Dio» si suonano le campane. Terminato il canto non si suoneranno più fino alla Veglia pasquale, secondo le consuetudini locali. Durante questo tempo l'organo e gli altri strumenti musicali possono usarsi soltanto per sostenere il canto.
8. La lavanda dei piedi, che per tradizione viene fatta in questo giorno ad alcuni uomini scelti, sta a significare il servizio e la carità di Cristo, che venne «non per essere servito, ma per servire». È bene che questa tradizione venga conservata e spiegata nel suo significato proprio.
9. Durante la processione delle offerte, mentre il popolo canta l'inno «Dov'è carità e amore», possono essere presentati i doni per i poveri, specialmente quelli raccolti nel tempo quaresimale come frutti di penitenza.
10. Per gli infermi che ricevono la Comunione in casa, è più opportuno che l'Eucaristia, presa dalla mensa dell'altare al momento della Comunione, sia portata a loro dai diaconi o accoliti o ministri straordinari, perché possano così unirsi in maniera più intensa alla Chiesa che celebra.
11. Terminata l'orazione dopo la Comunione, si forma la processione che, attraverso la chiesa, accompagna il Santissimo Sacramento al luogo della reposizione. Apre la processione il crocifero; si portano le candele accese e l'incenso. La processione e la reposizione del Santissimo Sacramento non si possono fare in quelle chiese in cui il Venerdì santo non si celebra la Passione del Signore.
12. II Sacramento venga custodito in un tabernacolo chiuso. Non si può mai fare l'esposizione con l'ostensorio. Il tabernacolo o custodia non deve avere la forma di un sepolcro. Si eviti il termine stesso di «sepolcro»: infatti la cappella della reposizione viene allestita non per rappresentare «la sepoltura dei Signore», ma per custodire il pane eucaristico per la Comunione, che verrà distribuita il Venerdì nella Passione del Signore.
13. Si invitino i fedeli a trattenersi in chiesa, dopo la Messa nella Cena del Signore, per un congruo spazio di tempo nella notte, per la dovuta adorazione al Santissimo Sacramento solennemente lì custodito in questo giorno. Durante l'adorazione eucaristica protratta può essere letta qualche parte del Vangelo secondo Giovanni (capp. 13-17). Dopo la mezzanotte si faccia l'adorazione senza solennità, dal momento che ha già avuto inizio il giorno della Passione del Signore.
14. Terminata la Messa viene spogliato l'altare della celebrazione. È bene coprire le croci della chiesa con un velo di colore rosso o violaceo, a meno che non siano state già coperte il sabato prima della domenica V di Quaresima. Non possono accendersi le luci davanti alle immagini dei Santi.
(Congregazione per il Culto divino, Lettera circolare sulla preparazione e celebrazione delle feste pasquali, 44-57).
VENERDÌ SANTO PASSIONE DEL SIGNORE
AVVERTENZE GENERALI
1. In questo giorno in cui «Cristo nostra Pasqua è stato immolato», la Chiesa con la meditazione della Passione del suo Signore e Sposo e con l'adorazione della Croce commemora la sua origine dal fianco di Cristo, che riposa sulla Croce, e intercede per la salvezza di tutto il mondo.
2. In questo giorno la Chiesa, per antichissima tradizione, non celebra l'Eucaristia; la santa Comunione viene distribuita ai fedeli soltanto durante la celebrazione della Passione del Signore; ai malati, che non possono prendere parte a questa celebrazione, si può portare la Comunione in qualunque ora del giorno.
3. Il Venerdì della Passione del Signore è giorno di penitenza obbligatoria in tutta la Chiesa, da osservarsi con l'astinenza e il digiuno.
4. In questo giorno sono strettamente proibite le celebrazione dei sacramenti, eccetto quelli della Penitenza e dell'Unzione degli infermi. Le esequie siano celebrate senza canto e senza il suono dell'organo e delle campane.
5. Si raccomanda che l'Ufficio delle letture e le Lodi mattutine di questo giorno siano celebrati nelle chiese con la partecipazione del popolo.
6. Si faccia la celebrazione della Passione dei Signore nelle ore pomeridiane e specificamente circa le ore quindici nel pomeriggio. Per motivi pastorali si consiglia di scegliere l'ora più opportuna, in cui è più facile riunire i fedeli: per es. dal mezzogiorno o in ore più tarde, non oltre però le ore 21.
7. Si rispetti religiosamente e fedelmente la struttura dell'azione liturgica della Passione dei Signore (Liturgia della parola, Adorazione della Croce e santa Comunione), che proviene dall'antica tradizione della Chiesa. A nessuno è lecito apportarvi cambiamenti di proprio arbitrio.
La storia della Passione del Signore secondo Giovanni si canta o si legge come nella domenica precedente. Terminata la storia della Passione, si faccia l’omelia. Alla fine di essa i fedeli possono essere invitati a sostare per breve tempo in meditazione.
8. Per l’adorazione si presenti un’unica Croce, nel rispetto della verità del segno.
9. Per la loro importanza pastorale, non siano trascurati i pii esercizi, come la «Via Crucis», le processioni della Passione e la memoria dei dolori della beata Vergine Maria. I testi e i canti di questi pii esercizi siano in armonia con lo spirito liturgico. L'orario dei pii esercizi e quello della celebrazione liturgica siano composti in modo tale che l'azione liturgica risulti di gran lunga superiore per sua natura a tutti questi esercizi.
(Congregazione per il Culto divino, Lettera circolare sulla preparazione e celebrazione delle feste pasquali, 58-64.69.72).
Nota: Il Sabato santo la Chiesa sosta presso il sepolcro dei Signore, meditando la sua Passione e Morte, la sua discesa agli inferi, astenendosi dal celebrare il sacrificio della Messa (la mensa resta senza tovaglia e ornamenti) fino alla solenne Veglia o attesa notturna della Risurrezione. L'attesa allora lascia il posto alla gioia pasquale, che nella sua pienezza si protrae per cinquanta giorni.
VEGLIA PASQUALE, "MADRE DI TUTTE LE VEGLIE"
Avvertenze
La Veglia pasquale si svolga di notte: tale regola è di stretta interpretazione perché il vegliare notturno è un linguaggio simbolico privilegiato nella linea dei memoriale e non solo tempo cronologico più adatto all'imitazione del fatto pasquale.
Ogni sua partecipazione ad orari vespertini è un arbitrio diseducativo.
La stessa struttura dei riti non può essere cambiata da nessuno. È bene valorizzare l'armonia delle parti e dei suoi tempi così pieni di azioni simboliche e gesti. È molto opportuno che si abbia la celebrazione dell'iniziazione cristiana o la celebrazione del Battesimo dei bambini, dopo la preparazione anche rituale protratta nel tempo di Quaresima.
Per la celebrazione del battesimo dei bambini il rito sia strutturato nel modo seguente:
1) prima delle celebrazione della Veglia pasquale, in tempo e luogo opportuni, si svolge il rito dell'accoglienza dei bambini, alla fine del quale, tralasciata secondo l'opportunità la liturgia della Parola, si recita la preghiera di esorcismo e l'unzione con l'olio dei catecumeni.
2) La celebrazione del Sacramento si fa dopo la benedizione dell'acqua, come è indicato anche nel rito della Veglia pasquale.
3) Si omette l'assenso del celebrante e della comunità, la consegna della candela accesa e il rito dell'Effetà.
4) Si tralascia la conclusione del rito.
Tutti i riti e tutte le parole raggiungano la massima forza di espressione in modo che tutta la liturgia della Veglia divenga una ampia mistagogia.
La prima parte comprende azioni simboliche e gesti, che devono essere compiuti con una tale ampiezza e nobiltà che i fedeli possano veramente apprenderne il significato, suggerito dalle monizioni e dalle orazioni liturgiche.
Per quanto possibile, si prepari fuori della chiesa in luogo adatto il rogo per la benedizione del nuovo fuoco, la cui fiamma deve essere tale da dissipare veramente le tenebre e illuminare la notte.
Nel rispetto della verità del segno, si prepari il cero pasquale fatto di cera, ogni anno nuovo, unico, di grandezza abbastanza notevole, mai fittizio, per poter rievocare che Cristo è la luce del mondo. Venga benedetto con i segni e le parole indicati nel Messale od altri approvati dalle Conferenze episcopali. (Congregazione per il Culto divino, Lettera circolare sulla preparazione e celebrazione delle feste pasquali, 82).
Nella comunione si dia la pienezza del segno eucaristico con la distribuzione dell'eucaristia sotto le specie del pane e del vino.
"Tutte le vigilie che si celebrano in onore del Signore sono gradite e accette a Dio; ma questa vigilia è al di sopra di tutte le vigilie" (S. Cromazio).
IL GIORNO DI PASQUA
Si celebri la Messa del giorno di Pasqua con grande solennità. E’ opportuno oggi compiere l’aspersione dell’acqua, benedetta nella Veglia, come atto penitenziale. Durante l’aspersione si canti l’antifona “Ecco l’acqua”, o un altro canto di carattere battesimale. Le acquasantiere che si trovano all’ingresso vengano riempite con la stessa acqua.
Si conservi, dove già è in vigore, o secondo l’opportunità si instauri, la tradizione di celebrare nel giorno di Pasqua i Vespri battesimali, durante i quali al canto dei salmi si fa la processione al fonte. (Congregazione per il Culto divino, Lettera circolare sulla preparazione e celebrazione delle feste pasquali, 97-98).
«I cinquanta giorni che si succedono dalla domenica di Risurrezione alla domenica di Pentecoste si celebrano nell'esultanza e nella gioia come un solo giorno di festa, anzi come "la grande domenica". Sono i giorni nei quali, in modo del tutto speciale, si canta l'Alleluia» (Ordinamento dell'anno liturgico e del calendario, 18.22).
Per gli adulti che hanno ricevuto l’Iniziazione cristiana nella Veglia pasquale, tutto questo tempo è riservato alla “mistagogia”. Pertanto, ovunque vi siano neofiti, si rispetti tutto ciò che è indicato nel “Rito dell’Iniziazione cristiana degli adulti”, nn. 37-40, e 235-239. Si faccia sempre, nell'ottava di Pasqua, la preghiera di intercessione per i neobattezzati, inserita nella Preghiera eucaristica.
Durante tutto il tempo pasquale, nelle Messe della domenica vengano riservati tra i fedeli posti particolari per i neo-battezzati. Questi cerchino di partecipare alle Messe insieme ai loro padrini. Per essi si abbia il ricordo nella omelia e, secondo la opportunità, nella preghiera dei fedeli. A chiusura del tempo di mistagogia, vicino alla domenica di Pentecoste, si faccia qualche celebrazione, secondo le consuetudini regionali. È opportuno inoltre che i fanciulli facciano in queste domeniche la loro prima Comunione. (Congregazione per il Culto divino, Lettera circolare sulla preparazione e celebrazione delle feste pasquali, 102-103).
Durante l'ottava di Pasqua nel Vangelo si leggono i racconti delle apparizioni del Signore e si fa una lettura semicontinua dei testi pasquali del Vangelo di Giovanni, si pongono in rilievo il discorso e la preghiera del Signore dopo l'ultima Cena.
Fino alla III domenica di Pasqua le letture del Vangelo riportano le apparizioni di Cristo risorto. Le letture sul Buon Pastore sono ora assegnate alla IV domenica di Pasqua. Nella V, VI e VII domenica di Pasqua si leggono stralci del discorso e della preghiera del Signore dopo l'ultima Cena.
La prima lettura delle domeniche di Pasqua è desunta dagli Atti degli Apostoli, ed è distribuita, in un ciclo triennale, in progressione parallela: viene così presentato ogni anno qualche elemento sulla vita, la testimonianza e lo sviluppo della Chiesa primitiva.
Per la lettura dell'Apostolo si ricorre nell'anno C all'Apocalisse: sono testi che si accordano assai bene con quel senso di fede gioiosa e di ferma speranza, che è proprio del tempo pasquale (cfr. Ordinamento delle letture della Messa, 99-101).
Questo sacro tempo dei cinquanta giorni si conclude con la domenica di Pentecoste, in cui si commemora il dono dello Spirito Santo effuso sugli Apostoli, i primordi della Chiesa e l’inizio della sua missione a «tutte le lingue, i popoli e le nazioni». Sia favorita la celebrazione protratta della Messa della Vigilia, che non riveste un carattere battesimale come nella Veglia pasquale, ma di intensa preghiera sull’esempio dei discepoli, che perseveravano unanimi in preghiera, con Maria, Madre di Gesù, nell'attesa dello Spirito Santo.
«È una caratteristica della festività pasquale che tutta la Chiesa gioisca per la remissione dei peccati, concessa non soltanto a coloro che rinascono nel santo Battesimo, ma anche a quelli che da tempo sono stati ammessi nel numero dei figli adottivi». Attraverso una più solerte azione pastorale ed un maggior impegno spirituale da parte di ciascuno, con la grazia del Signore, sarà possibile a tutti coloro, che avranno partecipato alle feste pasquali, testimoniare nella vita il mistero della Pasqua celebrato nella fede.
(Congregazione per il Culto divino, Lettera circolare sulla preparazione e celebrazione delle feste pasquali, 107-108).
Indole mariana del Tempo di Pasqua
«Nella "grande domenica", cioè nello spazio dei cinquanta giorni in cui la Chiesa con grande gioia celebra il sacramento pasquale, la liturgia romana ricorda anche la Madre di Cristo, che esulta per la risurrezione del Figlio o che insieme agli Apostoli persevera in preghiera ed attende con piena fiducia il dono dello Spirito Santo (cfr. At 1,14). In questa luce la Chiesa, quando nel compimento della sua missione materna celebra i sacramenti pasquali, contempla nella beata Vergine Maria il modello della sua maternità e riconosce nella Madre di Cristo l'esempio e l'aiuto per la missione evangelizzatrice, che Cristo, risorto dai morti, le ha affidato (cfr. Mt 28,19-20)» (Messe dello Beata Vergine Maria, p. 50).
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